Posts Tagged ‘crisi’

Crisi e affitti commerciali troppo cari

venerdì, settembre 16th, 2011

La crisi economica attanaglia i commercianti e in questo scenario i valori degli affitti dei negozi, per molti, diventano insostenibili. Nell’ottica del libero mercato, della libera contrattazione tra proprietari ed inquilini, non è sicuramente giusto stimolare “regole generali”, ma forse, in periodi di emergenza, non sarebbe una cattiva idea cercare di trovare risposte e azioni tese a contrastare tali emergenze.

E’ quanto ha cercato di fare la Confesercenti di Alessandria chiedendo un incontro con l’U.p.p.i. – Unione piccoli proprietari immobiliari – . L’ obiettivo era quello di trovare soluzioni condivise per calmierare gli affitti e, nello stesso tempo, dare concrete garanzie ai proprietari. La risposta dell’U.p.p.i. di Alessandria è stata negativa….la liberta’ di contrattazione è sacrosanta!

Che la libertà di contrattazione sia sacrosanta, non c’è dubbio, ma in questo scenario sedersi intorno ad un tavolo è sempre una buona scelta!  Che ne pensate?

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Crisi commercio. A fine anno 20.000 negozi in meno

mercoledì, novembre 11th, 2009

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C’è la voglia di andare avanti. «Non chiedo soldi, mi piacerebbe trovare un socio che possa rilevare una quota dell’attività o che, magari, la gente possa accorgersi di noi. La memoria di quello che siamo stati si tiene viva anche così». Termina così l’articolo scritto lo scorso giugno sul blog di Antonello Caporale. Cita la storia – emblematica dei giorni nostri – di un negozio di Roma.

Sono molti mesi che sentiamo parlare e leggiamo di chiusure dei negozi, anche noi abbiamo scritto più volte di questo argomento sul nostro blog, ma adesso che siamo quasi alla fine di questo difficile 2009,  possiamo dire che i dati sono (continua…)

Retail, franchising: è sempre economia reale?

venerdì, settembre 4th, 2009

scrivere lettera

Ci è stato chiesto di pubblicare questa lettera – intitolata “La rete commerciale si imbarbarisce ogni giorno di più” – apparsa oggi su “Il Mattino” , lo facciamo volentieri, eccola:

“Giunge voce che un noto ma antico gioielliere napoletano chiude i battenti del suo prestigioso negozio per una richiesta di aumento abnorme di locazione.
La sua vita di lavoro fa parte della storia elegante e bella di Napoli che si è formata con

(continua…)

Starbucks. Si riparte dal nome

martedì, luglio 21st, 2009

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I risultati di Starbucks è da un po’che non brillano più e la mitica catena di una volta non è più percepita come la compagnia «magica» capace di una crescita senza fine…pensate che dal 1992 al 2006 (anno della quotazione a Wall Street)  il  valore della società era aumentato di 50 volte.

Lo scorso gennaio invece la società annunciava la chiusura di 300 locali, 1 anno fa circa si parlava della chiusura di 600 locali…e così via. Quante chiusure siano avvenute veramente non è dato sapere, aldilà delle dichiarazioni, non abbiamo trovato notizie ufficiali sulle effettive cessazioni.

Oggi leggiamo della sperimentazione che partirà su tre locali nell’area di Seattle e che prevede alcune novità: innanzitutto il non utilizzo del logo Starbucks ma bensì l’impiego di un nuovo nome che per il momento verrà messo solo sui tre negozi: 15th Avenue Coffee and Tea inspired by Starbucks.

Tim Pfeiffer, senior vice president Global Design di Starbucks, in proposito ha dichiarato: “Il senso di questo arricchimento del nome è di dare agli store un’anima community”. L’intento è di usare un nome o una parola che faccia riferimento al luogo o, comunque, a una peculiarità del quartiere di appartenenza.

Oltre al nome però ci saranno altre variazioni che toccheranno anche l’offerta, l’atmosfera: si prevede la vendita di vino e birra, si parla poi di musica dal vivo, di letture di poesie e addirittura di vendita del caffè con macchine manuali al posto di quelle automatiche.

Sarà l’inizio della fine di una crisi?

Commercio (al dettaglio). Lo tsunami del 2008, si salvi chi…

mercoledì, giugno 24th, 2009

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Ma c’è ancora qualcuno a sostenere che la crisi è un fatto psicologico? Forse se questi “qualcuno”, tra l’altro, leggessero il Rapporto sul terziario 2009 reso noto da Confcommercio,  si renderebbero conto di quanto centra la psiche..ma andiamo a leggere un po’ di numeri!

Una cosa è certa, il 2008 per il commercio è stato un anno disastroso. Pensate, oltre (continua…)

Natuzzi. Le ragioni di una crisi

venerdì, maggio 15th, 2009

Non è certo un bel periodo per Natuzzi che ha  già 1.200 dipendenti in cassa integrazione negli stabilimenti italiani ed è prossima a mandare a casa altri 1.500 collaboratori. “Per produrre divani, – ha sempre sostenuto Pasquale Natuzzi – non ci vogliono grandi investimenti infatti, ci troviamo in un settore dove la componente manuale, a differenza di quella tecnologica, è altissima”.

A questa peculiarità ne è conseguita una strategia di (continua…)

Retail e futuro. Nei prossimi 5 anni a rischio 62 mila negozi e 150 mila posti

lunedì, maggio 11th, 2009

“Ogni tanto” si sente parlare della chiusura dei negozi e di uno scenario futuro che sicuramente non sorride, si fanno analisi, previsioni, si cercano i colpevoli… “oggi” sono le dichiarazioni dei maggiori esponenti della Confesercenti, del Censis e della Confcommercio a dire la propria su quanto sta accadendo e su quanto potrebbe accadere nel prossimo futuro.

Tra le cose dette dagli illustri esponenti, ne “preferisco” una in particolare ed è la tesi sostenuta da Giuseppe Roma direttore generale del Censis che, tra l’altro, riferendosi al mestiere del commerciante, dice:”Avere l’anima del commerciante non basta più, oggi è diventato un mestiere molto più difficile e costoso di un tempo”.

Di questo argomento ne ho già parlato in passato e, aldilà della crisi che  non posso certo disconoscere, è proprio l’aspetto sottolineato da Giuseppe Roma  quello, a mio avviso, più determinante. Tutti sosteniamo che i consumatori sono cambiati e se ciò è sicuramente vero è altrettanto vero, secondo voi, che molti commercianti si sono adeguati al cambiamento?…io, ho ”qualche dubbio”!!

Alexander Otto. “Centri commerciali integrati con i centri storici”

martedì, aprile 28th, 2009

In questi ultimi giorni ci sta capitando di scrivere più del solito sui centri commerciali, ma è un puro caso dovuto soltanto al susseguirsi di notizie che meritano l’attenzione (almeno crediamo) di chi, come noi, si interessa di retail.

L’occasione di questo post, per esempio, ci è stata data dalla ICSC European Conference, che si è tenuta a Barcellona dal 22 al 24 aprile e il tema che poniamo prende spunto da quanto ha dichiarato il Ceo di Ece, Alexander Otto che, tra l’altro, ha detto:” ‘Realizzare centri commerciali di alta qualita’ e ben integrati con il centro della citta’ e’ un modo per far rinascere il cuore dei centri urbani contribuendo alla loro riqualificazione”….ha, inoltre, aggiunto “L’industria dei centri commerciali ha l’opportunita’ (continua…)

Crisi. Il presidente di Confesercenti Venturi:”Non è tempo di ottimismi”

lunedì, aprile 27th, 2009

Ecco cosa dice Venturi :” Più di 17 mila imprese cancellate nel commercio, tremila nel turismo. Questo il saldo complessivo del primo trimestre che mantiene il segno meno e prolunga l’ombra inquietante della crisi nel 2009. Se guardiamo a questa realtà, la realtà dei fatti economici, va detto che non si deve cedere al fatalismo, ma non si può neanche indulgere in facili ottimismi sull’uscita dalla crisi.

Nel commercio al dettaglio il saldo tocca (continua…)

Retail. La bancarotta della General Growth, il colosso dei Mall negli Usa

lunedì, aprile 20th, 2009

Mentre da noi quotidianamente si susseguono dichiarazioni che invitano a rasserenare gli animi di tutti coloro che sono preoccupati dai venti di crisi, in America si assiste al crollo di un altro mito. Si tratta della General Growth, la seconda catena statunitense proprietaria di 200 dei più famosi centri commerciali degli Stati Uniti come South Street Seaport a Manhattan, i negozi del Venetian a Las Vegas e Fanueil Hall a Boston, che è finita in bancarotta.

Sul Time dello scorso 16 aprile si sono letti i numeri che evidenziano la corsa al risparmio delle famiglie negli Usa: un americano su due spende meno in vestiti, sei su dieci sull’entertainment, 56 su cento vanno meno al ristorante, 46 su cento meno al cinema…è ovvio che questi “nuovi” comportamenti di consumo, prima o poi, avrebbero “toccato” con mano pesante il mercato del retail… ma nel “ retail di casa nostra” ci piace pensare e guardare al prossimo futuro con un cauto ottimismo…utopia?